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Data  09/12/2015 03:17:35 | Sezione Varie Varie

Licenziamenti nella P.A., se ne è parlato a Campobasso!


L'ira del Popolo
L'ira del Popolo
L'assemblea di Campobasso si è svolta nel clima ricorrente di demonizzazione del pubblico impiego.

L’Assemblea di Campobasso del 2 dicembre 2015 presso la DP dell’Agenzia delle Entrate, cui ha partecipato il Segretario Generale del Sindacato, Giancarlo Barra, si è svolta nel clima, purtroppo ricorrente, della demonizzazione del pubblico impiego, questa volta a causa di una millantata immunità dal licenziamento cui si avvantaggerebbe il lavoratore pubblico ai danni di quello privato. Si allude, senza dirlo esplicitamente e facendo leva sulla scarsa attenzione delle masse, al “licenziamento economico” a quell’evento, cioè, che consegue alla chiusura dell’azienda o di un suo ramo produttivo (quindi, fuori luogo nella P.A.). Quel giorno, però, i giornali parlavano di privilegi cui sarebbero ricolmi i pubblici impiegati proprio perché non perfettamente licenziabili come i dipendenti delle imprese private inducendo, quest’ultimi all’ira, a quel vizio, cioè, cui è affetto chi ha ricevuto un danno ingiusto e pretende che anche altri lo subisca.

Sull’argomento ha subito preso la parola il Segretario Generale il quale, astenendosi da ogni discussione sull’ontologia del pubblico impiego, ha sostenuto che è verosimile, nell’attuale clima, l’introduzione di una disciplina del genere nel sistema contrattuale pubblico (sebbene il Governo smentisca); basti immaginare quanto sarebbe utile, nell’attualità, la costituzione dovunque di “bad office” cui destinare vari personaggi sgraditi da “affondare insieme alla barca” successivamente, con lo strumento del licenziamento collettivo. Del resto quando s’introduce in un ente un elemento non confacente alla sua natura ed ai suoi scopi, questo è poi oggetto di abusi e arbitri (si veda ciò che accade per gli incarichi dirigenziali a soggetti estranei della P.A. previsti dal comma 6 dell’articolo 19 del d.lgs 30/03/2001, n. 165).

Del resto tutti i partiti politici tradizionali, dall’estrema destra fino all’estrema sinistra, hanno fatto scempio della P.A., aggravando tutte le sue patologie al solo scopo di impossessarsene e impedirle di esercitare il suo ruolo naturale, che è quello della prevenzione. Tutte queste vecchie realtà politiche, dalla morte della prima Repubblica ad oggi, hanno agitato lo spauracchio della burocrazia durante le loro crisi di popolarità (come in questo momento), ma si sono ben guardate dall’affrontare seriamente i suoi problemi, come nel caso della debacle delle Agenzie fiscali.

Fatto sta che la P.A. è diventato come il Paese di Acchiappacitrulli, di collodiana memoria, dove gli onesti vanno in galera e i disonesti sono in libertà, ma i primi possono sempre farla franca dichiarando di essere “malandrini”.

La morale della favola (ovverosia le conclusioni del Segretario Generale) è che i cittadini italiani che lavorano nella P.A. debbono fare delle scelte precise, sia in politica, sia fra i sindacati fra i quali DIRPUBBLICA c’è, è vitale ed è presente!


Allegati:

Download   20151209_LA_MEZZA_PAGINA.PDF
(Otto mosse per la P.A. - 713,2Kb)


Tags 02/12/2015, Campobasso, assemblea, entrate, licenziamenti