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Data  20/06/2017 03:09:48 | Sezione Entrate Entrate

Le nuove frontiere del "consenso".


Immagine muta
Immagine muta
Langue la 7a raccolta fondi di cui alle news del 31/05 (http://www.dirpubblica.it/contents.aspx?id=1742) con il rischio di mettere fuori gioco la DIRPUBBLICA che ha sollevato il coperchio della pentola. Eppure la fiscopoli veneta dimostra che avevamo ragione e un sistema illegale conduce all'eversione. Ma se noi scompariremo tornerà la giungla.

Quasi due decenni di battaglie di Dirpubblica, ribadite fino al recente convegno di Valdobbiadene del 7 giugno scorso, trovano oggi conferma nell'ennesima indagine per corruzione nell'Agenzia delle Entrate, parallela a quella principale sul Mose, riportata da "Il Gazzettino" del 16 giugno 2017. Un'indagine che sulla tematica “incarichi dirigenziali” costituisce la prova provata della sentenza numero 37 del 2015 della Corte Costituzionale e delle tesi allora vincenti di Dirpubblica.

 

Per la prima volta, infatti, un'indagine giudiziaria non parte dal classico episodio di corruzione e dalla mazzetta, ma da un sistema consolidato di indebite pressioni esterne all'Agenzia per nominare dirigenti, evidentemente compiacenti, all'interno della stessa. E per la prima volta la stampa ne dà risalto con riferimento esplicito alla potenzialmente criminogena gestione delle nomine dirigenziali all'interno del fisco.

 

Ma alle volte la realtà sorpassa l'immaginazione: in questo caso persino quella di Dirpubblica.

 

Infatti l’episodio veneto pone in atto un'autentica escalation della malagestione. Non è più l'Agenzia delle Entrate che, al suo interno, nomina sul campo dirigenti fasulli, ma addirittura siamo di fronte a nomine ispirate dall'esterno, da studi professionali e imprese private.

 

La seconda escalation riguarda in generale il mondo della corruzione: così come accade ormai nei fenomeni corruttivi politici, anche nell'amministrazione finanziaria non avviene più che il singolo funzionario si faccia corrompere per elargire singoli favori al corruttore, ma è il singolo funzionario che viene messo appositamente in un posto di comando per potere all'occorrenza favorire sistematicamente chi lo ha fatto nominare.

 

Tra l'altro il caso in esame è emblematico delle battaglie di Dirpubblica e di quanto statuito dalle ormai famose sentenze del Tar della Corte Costituzionale. Infatti, tra gli inquisiti, che comunque ci auguriamo vengano scagionati, ci sono soggetti che hanno percorso tutto il cursus honorum delle nomine abusive, ciascuna avversata da Dirpubblica in difesa della legalità, dei cittadini e di migliaia di funzionari penalizzati nelle loro legittime aspettative di carriera, fra i quali gli idonei non assunti di regolari concorsi espletati nella P.A. - Alludiamo a quel percorso che va dagli incarichi dirigenziali dichiarati illegittimi dalla sentenza 37/2015 alle più recenti POT, fino alla  messa in aspettativa per il successivo conferimento dell’incarico esterno ex articolo 19-comma 6.


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Tags Gazzettino, dirigenti, sentenza 37, corruzione, Mose